Chi siamo

Associazione Coordinamento Botteghe del Mondo Toscane

Cos'e' il coordinamento

Il commercio equo e solidale in Toscana nasce alla fine degli anni '80 quando, come in altre parti d'Italia, si iniziano a vedere i primi 'banchini' organizzati da volontari e i primi prodotti (fra tutti il caffè) importati da ONG del nord Europa, dove l'esperienza è già presente da almeno quindici anni.

Dopo il 1990 nasce la prima centrale di importazione, CTM (Cooperazione Terzo Mondo) e in Toscana 'spuntano' le prime 'Botteghe del Mondo': negozi variopinti dove si trovano stoffe e oggetti dalle forme inusuali, spezie profumate, cioccolata, caffè, zucchero e tanti altri alimentari che si trovano ogni giorno sulle nostre tavole, ma anche informazioni sui paesi del Sud del mondo dai quali queste merci provengono.

Già nel 1995 le centrali di importazione in Italia sono un bel numero (dopo CTM, nascono Commercio Alternativo, Equomercato, RAM e, in Toscana, Equoland) e si contano almeno un decina di botteghe tra Firenze, Arezzo, Lucca, Cecina, Pontassieve, Prato e Grosseto.

Queste botteghe, nonostante i mezzi limitati, tentano anche di organizzarsi per fare un percorso comune e cercare di superare insieme le difficoltà dovute alla poca informazione sul commercio equo: come sensibilizzare le persone sui problemi legati al consumo critico, come farsi ascoltare dalla pubblica amministrazione, come fare per andare a parlare nelle scuole.

Un primo coordinamento nasce sotto l'impulso della cooperativa CTM che, cercando di tenersi in contatto con i suoi soci, sostiene operativamente ed economicamente l'organizzazione delle botteghe in gruppi locali.

Dopo pochi anni, siamo nel 1999, le botteghe toscane sono quasi una ventina e si riuniscono ormai in maniera stabile per un momento di scambio di esperienze e di confronto con altre realtà. In questo periodo vengono realizzati i primi progetti condivisi, come quello sulla formazione dei volontari in collaborazione con il Cesvot.

Sono i mesi in cui nasce la rete di Lilliput e l'idea di 'fare rete' tra botteghe viene rafforzata dal collegamento con gli altri movimenti e campagne di iniziative della società civile.

È sempre in questo periodo che il commercio equo entra nei supermercati ed inizia ad avere una maggiore visibilità nei confronti delle persone.

Per facilitare la conoscenza tra organizzazioni e il coinvolgimento delle realtà locali, il coordinamento diventa itinerante e tiene le sue riunioni ogni volta in una città diversa.
Riunioni bimestrali, della durata di un giorno, a cui partecipano volontari rappresentanti delle botteghe che portano le proposte e i temi di cui si discute nelle singole realtà.

Le botteghe nascono da un grosso impegno di volontariato per creare proposte economiche alternative, basate sui valori della collaborazione e della solidarietà piuttosto che sulla competizione e sulle leggi di mercato. Il lavoro svolto in questi anni testimonia un tentativo serio ed impegnato verso la costruzione di nuove reti di economia solidale.

E ciò avviene in molte parti d'Italia, dove esistono altrettanti coordinamenti regionali e dove le botteghe più consapevoli hanno dato vita da tempo all'Associazione Botteghe del Mondo, una specie di 'sindacato' teso a rafforzare l'identità e l'unicità dell'esperienza che oltre 400 botteghe rappresentano oggi in Italia.

Il coordinamento toscano si costituisce in Associazione nel 2003, e ad oggi comprende una ventina di reltà del commercio equo toscano.

Il Coordinamento Toscano è parte del movimento italiano del commercio equo (botteghe e centrali di importazione), che si riunisce in una Assemblea Generale ed ha elaborato in questi anni la Carta dei Criteri del Commercio Equo e Solidale, a cui le botteghe si dovranno rifare in futuro in maniera sempre più vincolante, secondo un codice di autodisciplina che, speriamo, possa avere in futuro un riconoscimento legislativo.

Questo momento non è quindi un punto di arrivo, ma di rilancio verso nuovi obiettivi quali la continuazione dei momenti di scambio tra botteghe, la realizzazione di nuovi percorsi formativi nelle scuole, la creazione e la gestione di progetti regionali di commercio equo, il mettersi in relazione con altre esperienze tese alla creazione di economie solidali locali, lo sviluppo di relazioni stabili con le istituzioni allo scopo di diventare sempre più un elemento 'critico' insostituibile all'interno della società civile della nostra regione.