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"Noi ecologisti ..."

Il fotovoltaico è perfetto per la microproduzione capillare e diffusa, a basso impatto territoriale ma che senso ha sottrarre ulteriore terreno fertile alle nostre campagne?
19 dicembre 2009 - Nino Finauri


Certo, è la nostra ragione di esistere: sottolineare i cattivi comportamenti ambientali di chi non li vede subito!

Qual è il problema? Che in Italia siamo specializzati nel rovinare qualsiasi buona possibilità. Prendiamo i pannelli fotovoltaici. E’ chiaro che il mondo ambientalista straveda per l’energia solare, ma come spesso accade si sta applicando male un principio buono. Vengo al dunque. Nella nostra provincia (e temo un po’ in tutta Italia) i sacrosanti incentivi hanno finalmente convinto molti ad istallare i benedetti pannelli. Ma dove vengono istallati? Ovviamente nel posto sbagliato, ovvero su dell’ottima terra agricola, ben esposta al sole e con la giusta pendenza per tante possibili coltivazioni. Parliamo di equo utilizzo del territorio e poi lo ricopriamo con inerti impianti che starebbero molto meglio sugli infiniti tetti di case e capannoni già esistenti. Nelle foto sotto vedete quello di Fossombrone, sulle Cesane, e quello di S.Lorenzo in campo, tra ulivi, vite e grano. Ma c’è anche quello clamoroso di Fano in via Papiria, quello di Marotta vicino all’Autostrada ecc… Tutti grossi impianti che esulano completamente dagli intenti e dalla vocazione per cui il fotovoltaico è nato. Lo ripeto: il fotovoltaico è perfetto per la microproduzione capillare e diffusa, a basso impatto territoriale. Al limite, se parliamo di zone desertiche dell’interno della Sicilia, può avere anche senso pensare ad una megacentrale fotovoltaica, altamente produttiva su un suolo sterile, ma nelle nostre campagne splendidamente modellate da 2000 anni di agricoltura e brutalmente antropizzate in soli 40 anni, che senso ha sottrarre ulteriore terreno fertile. Attenzione, non parlo di tutela del patrimonio territoriale dal punto di vista estetico, non ho minimamente sollevato il problema dell’impatto paesaggistico (anche se ovviamente quei pannelli dietro la rocca di Fossombrone vorrei proprio sapere chi li ha autorizzati). Il problema è un altro: finchè le scelte si fanno sulla base di esclusivi calcoli economici immediati, i risultati saranno sempre pessimi. Certo, il contadino dice che guadagna di più e bestemmia di meno con il fotovoltaico che con il grano, ma siamo sicuri che sia il ragionamento giusto? E il grano o i carciofi dove li coltiviamo, sul tetto del capannone? Se tutti facessero così, certamente risolveremmo il problema dell’energia, ma avremmo poi quello dell’alimentazione. Adesso importiamo petrolio, dopo importeremo il pane. Bel risultato.

Io mi indigno perché le soluzioni ci sono, se si usa un po’ di buon senso. Il mio piccolo impianto, sul mio tetto di casa, (vedi foto) produce già più energia di quella che io come famiglia consumo. Se tutti facessero così, industrie comprese….. E i campi resterebbero campi.

L’eolico almeno, a parità di kw prodotti, non consuma superficie, per cui, eventualmente, invito gli speculatori (che si votano alle energie rinnovabili non per scelta consapevole ma perché vogliono solo, e sottolineo, solo, guadagnare) a montare pale eoliche nei loro campi, dopo aver effettuato tutte le valutazioni ambientali e paesistiche, che la politica deve imporre, applicando, se ancora ne dispone, il buon senso.

 

 

 

 


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