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    ACQUA: RIPRENDIAMOCI CIO' CHE E' NOSTRO!

    TRE REFERENDUM PER L'ACQUA, TRE REFERENDUM PER LA DEMOCRAZIA
    In tutte le piazze del Paese è partita dal 24 aprile una grande raccolta di firme per tre referendum sull'acqua. E' promossa dalla più grande coalizione sociale che negli ultimi anni si sia formata nel paese.
    24 aprile 2010 - ATTAC
    Fonte: Bollettino elettronico quindicinale di ATTAC


    ACQUA: RIPRENDIAMOCI CIO' CHE E' NOSTRO!REFERENDUM PER L'ACQUA PUBBLICAADESSO BASTA. SULL'ACQUA DECIDIAMO NOI!

    Indice degli argomenti
    1) L'acqua è solo il primo passo.Bisogna rifondare un nuovo modello di pubblico basato sulla partecipazione dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali
    2) Perché un referendum?
    3) Relazione introduttiva ai quesiti referendariInvertire la rottaPer un governo pubblico dell'acqua
    4) Quesito referendario n. 1Fermare la privatizzazione dell'acqua (Abrogazione dell'art.23 bis L. 133/08)
    5) Quesito referendario n. 2Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell'art. 150 del D.lgs 152/06)
    6) Quesito referendario n. 3Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell'art. 154 del D.lgs 152/06)
    7) La raccolta delle firme sarà un grande momento di azione politica collettiva Depositati in Cassazione i quesiti referendari per l'acqua pubblica
    8) Chi siamo
    9) Conferenza mondiale dei popoli sul clima di Cochabamba, per fermare la febbre di Pacha Mama di Umberto Mazzantini
    10) Dichiarazione finale del movimento per l'acqua da Cochabamba
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    1) L'acqua è solo il primo passo._________________________________________________________
    Bisogna rifondare un nuovo modello di pubblico basato sulla partecipazione dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali
    TRE REFERENDUM PER L'ACQUA, TRE REFERENDUM PER LA DEMOCRAZIA
    In tutte le piazze del Paese è partita dal 24 aprile una grande raccolta di firme per tre referendum sull'acqua. E' promossa dalla più grande coalizione sociale che negli ultimi anni si sia formata nel paese.
    Accanto al Forum italiano dei movimenti per l'acqua - una rete di decine di associazioni nazionali e centinaia di comitati territoriali- si sono aggregati associazioni religiose, le reti associative e di movimento, il mondo ecologista e quello sindacale, le associazioni dei consumatori e il coordinamento degli enti locali. Ma, soprattutto, centinaia di comitati di cittadine e cittadini che da anni contrastano nei propri territori le politiche di privatizzazione dell'acqua.
    Tre quesiti referendari per dire a chiare lettere : "Fuori l'acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua!". E per rivendicare il diritto di tutte e tutti a decidere su un bene essenziale come l'acqua.
    Attac Italia, da sempre fra i promotori dell'esperienza del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, considera la campagna referendaria una battaglia fondamentale per la ripubblicizzazione di questo bene comune e per la riappropriazione dal basso della democrazia.
    La crisi economica, la crisi ambientale, la crisi di democrazia sono la conseguenza di un mondo in vendita dove si produce non per i bisogni della popolazione, ma per vendere e consumare. Dove i lavoratori sono una merce da usare fin quando utili per aumentare i profitti ed una zavorra da buttare appena questi iniziano a diminuire. Dove i servizi sociali (casa, istruzione, sanità, servizi pubblici...) sono stati progressivamente regalati ai privati, che oggi ce li rivendono a caro prezzo facendoli pagare a costi sempre più alti. Dove l'ambiente, il territorio, le risorse naturali non sono più patrimonio dell'umanità, ma merci da esaurire, senza pensare alle conseguenze sull'ecosistema. Dove i poteri economici dettano le politiche degli Stati.
    L'unica strada per uscire dalla crisi è la rimessa in discussione di questo modello di sviluppo, a partire dalla riaffermazione dell'acqua come bene comune e diritto umano universale e dalla riappropriazione sociale della sua gestione.
    L'acqua deve essere solo il primo passo. Vogliamo estenderla ad ogni sfera che attiene ai diritti, ai beni comuni naturali e sociali, non per affidarla ad un pubblico burocratizzato e tecnicista, bensì alla gestione partecipata dai cittadini e dai lavoratori
    Chiediamo a tutte e tutti di mettere la propria firma per i referendum sull'acqua. Per mandare a casa i privati, il capitale finanziario e le multinazionali. Per rifondare un nuovo modello di pubblico basato sulla partecipazione dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali.
    Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
    Riappropriamoci di ciò che è nostro!
    ATTAC ITALIA
    http://www.italia.attac.org/acqua/vol_ref_acqua.jpg

    Con l'acqua alla gola... in tempo di crisi.Lo sfruttamento capitalistico della risorsa acqua. Opuscolo a cura di Attac Napoli
    http://www.italia.attac.org/acqua/libretto_acqua_attac_napoli.pdf
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    2) Perché un referendum?_________________________________________________________

    Perché l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L'attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E' una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.
    Perché tre quesiti?
    Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell'acqua.Perché vogliamo togliere l'acqua dal mercato e i profitti dall'acqua.
    Cosa vogliamo?
    Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l'accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
    Dai referendum un nuovo scenario
    Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l'affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000. Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente "privo di rilevanza economica", servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l'approvazione della legge d'iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

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    3) Relazione introduttiva ai quesiti referendariInvertire la rottaPer un governo pubblico dell'acqua _________________________________________________________

    Gaetano Azzariti (Ordinario di Diritto Costituzionale Università di Roma La Sapienza)Gianni Ferrara (Emerito di Diritto Costituzionale Università di Roma La Sapienza) Alberto Lucarelli (Ordinario di Diritto Pubblico Università di Napoli Federico II)Ugo Mattei (Ordinario di Diritto Civile Università di Torino)Luca Nivarra (Ordinario di Diritto Civile Università di Palermo) Stefano Rodotà (Emerito di Diritto Civile Università di Roma "La Sapienza")
    1. Motivi di carattere generale alla base della scelta del ricorso all'istituto referendario ex art. 75 Cost.
    Il 19 novembre 2009, alla Camera dei deputati si approvava, con ricorso alla fiducia, il decreto Ronchi, che all'art. 15 avviava un processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, di dismissione della proprietà pubblica e delle relative infrastrutture, ovvero un percorso di smantellamento del ruolo del soggetto pubblico che non sembra avere eguali in Europa [1]. A rendere ancor più grave, nel merito e nel metodo, l'approvazione del decreto Ronchi, vi è il fatto che esso sia stato approvato ignorando il consenso popolare che soltanto due anni fa si era raccolto intorno alla legge d'iniziativa popolare per l'acqua pubblica (raccolte oltre 400.000 firme), elaborata e promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ed oggi in discussione in Parlamento. Nel frattempo cinque regioni hanno impugnato il decreto Ronchi di fronte alla Corte costituzionale, lamentando la violazione di proprie competenze costituzionali esclusive. Il decreto Ronchi, convertito in l. n. 166 del 2009, colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali (non solo l'acqua) sul mercato, sottoponendoli alle regole della concorrenza e del profitto, espropriando il soggetto pubblico e quindi i cittadini dei propri beni faticosamente realizzati negli anni sulla base della fiscalità generale. Un testo che non sembra considerare come negli ultimi anni la gestione privatistica dell'acqua abbia determinato significativi aumenti delle bollette e una riduzione drastica degli investimenti per la modernizzazione degli acquedotti, della rete fognaria, degli impianti di depurazione [2]. Ciò nonostante, la nuova legislazione, imponendo la svendita forzata del patrimonio pubblico e l'ingresso sostanzialmente obbligatorio dei privati nella gestione dei servizi pubblici, renderà obbligatoria, anche per l'acqua, la privatizzazione, alimentando sacche di malaffare e fenomeni malavitosi. All'acqua verrà attribuito il valore di merce e sarà posta sul mercato come un qualsiasi bene a rilevanza economica [3]. La malavita già da tempo ha compreso il grande business dei sevizi pubblici locali, si pensi alla gestione dei rifiuti, e la grande possibilità di gestirli in regime di monopolio. La criminalità organizzata dispone di liquidità che, come è noto, ambisce ad essere "ripulita" attraverso attività d'impresa. Per chi conquisterà fette di mercato, l'affare è garantito. Infatti, trattandosi di monopoli naturali, l'esito della legge sarà quello di passare da monopoli-oligopoli pubblici a monopoli-oligopoli privati, assoggettando il servizio non più alle clausole di certezza dei servizi delineati dall'Unione Europea, ma alla copertura dei costi ed al raggiungimento del massimo dei profitti nel minor tempo possibile. Insomma il decreto Ronchi, al di là della retorica efficientista che lo accompagna, rappresenta un danno per l'ambiente, la salute e non da ultimo per l'occupazione.Di tutto ciò non sembrano rendersi conto le posizioni espresse da Roberto Passino, attuale presidente del Co.N.Vi.R.I. (Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche) secondo le quali (Il Sole 24 ore di giovedì 19 novembre) poca conta se il gestore sia una S.p.A. controllata dal pubblico o dal privato, conta che tutte le leggi confermino da anni l'acqua come bene pubblico, che gli impianti idrici siano tutti di proprietà pubblica, che l'organismo di controllo sia pubblico e che la formazione delle tariffe sia in mano pubbliche. Ma non sembrano neppure rendersene conto le ingenue affermazioni contenute nel forum aperto sulla voce.info, sito di natura economico-finanziaria, laddove si sostengono le ragioni del decreto Ronchi in nome del fatto che: a) non viene privatizzato il bene ma il servizio di fornitura idrica; b) tale processo è efficiente considerato che l'innalzamento del capitale privato nella gestione dei condotti idrici porterà ad investimenti tali da ridurre gli sprechi legati alla dispersione dell'acqua lungo la rete idrica in ragione della migliore posizione in cui si trova il privato per bilanciare costi e benefici nello sfruttamento del bene. Le cose non stanno così. E' noto che, soprattutto in beni come l'acqua a valore aggiunto assai basso, tra proprietà formale del bene e delle infrastrutture e gestione effettiva del servizio vi è una tale asimmetria d'informazioni, al punto da far parlare di proprietà formale e proprietà sostanziale, ovvero il proprietario reale è colui che gestisce il bene ed eroga il servizio. E' nota inoltre la debolezza dei controlli e la loro pressoché totale incapacità di incidere sulla governance della società. Ma soprattutto e' noto che il governo e il controllo pubblico diventino pressoché nulli nel momento in cui ci si trova dinanzi a forme giuridiche di diritto privato, regolate dal diritto societario. In questo senso, è opportuno ricordare l'esperienza francese dove in piena gestione privata del servizio idrico a Parigi (Lyonnaise des eaux e Veolia Eau) la Chambre régionale des comptes et l'inspection générale de la ville de Paris denunziava nel 2000 e nel 2001 l'opacità dell'organizzazione e del funzionamento del servizio dell'acqua e la difficoltà di esercitare controlli sul gestore privato [4]. Occorrerebbe perciò evitare argomenti fallaci che ruotano intorno alle false dicotomie pubblico-privato, proprietà-gestione e affermare con chiarezza che un bene è pubblico se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell'interesse esclusivo della collettività. Altrimenti risulterà difficile far comprendere ai cittadini che le false liberalizzazioni non sono che nuovi trasferimenti di risorse comuni dal pubblico al privato, che determinano una crescita dei prezzi delle commodities e dei beni e servizi annessi, così come un aumento dei prezzi finali dei servizi di pubblica utilità. Ciò pone in essere un governo iniquo dei servizi pubblici essenziali, che inibirà la sua fruizione proprio a quella parte dei cittadini che ne avrebbe più bisogno. Una legislazione che si pone in contrasto con la nostra Costituzione ed in particolare con i principi di eguaglianza, solidarietà e di coesione economico-sociale e territoriale. Questa legge, attraverso la svendita di proprietà pubbliche, serve al governo "per far cassa" [5], o al più per compensare i comuni dei tagli di risorse delineati in finanziaria [6].I grandi principi ispiratori della nostra Carta costituzionale, che avevano negli anni posto le basi e legittimato il governo pubblico e democratico dell'economia, secondo una logica ed una prospettiva di tutela effettiva dei diritti fondamentali, finiscono mortificati al fine di favorire qualche gruppo industriale. Purtroppo una maggioranza trasversale proclama principi liberisti ma introduce al contrario posizioni di rendita privata che saranno poi impossibili da sradicare. Certo con una diversa maggioranza, più attenta all'interesse pubblico, si potrebbe ripartire da una riforma autentica fondata sulla legge di iniziativa popolare del Forum dei Movimenti per l'Acqua e sul testo della legge delega di riforma dei beni pubblici (Commissione Rodotà). Entrambe queste proposte organiche hanno come obiettivo il governo dei beni pubblici e dei beni comuni nell'interesse dei diritti fondamentali della persona, tramite gestioni di diritto pubblico e nel rispetto dei principi costituzionali. Purtroppo con l'attuale maggioranza parlamentare queste riforme non sono verosimili e l'arma del referendum abrogarivo ex art. 75 Costituzione è la sola utilizzabile in chiave riformista.Ovviamente, le possibilità di successo di una tale via sono legate a molte variabili, incluso l'atteggiamento della Corte Costituzionale e la capacità dei promotori di far comprendere ai cittadini l'importanza della posta in gioco al fine di ottenere il quorum necessario previsto dalla legge. Idealmente entrambe queste difficoltà sarebbero più agevolmente superabili con un quesito unico secco e chiaro. Tuttavia ciò non risulta tecnicamente fattibile perché il regime dell'acqua risulta connesso con quello degli altri servizi di pubblica utilità e perché il processo di privatizzazione e' stato concluso, non avviato, dal decreto Ronchi. In virtù di queste difficoltà tecniche e del mandato ricevuto di presentare ai cittadini un progetto referendario capace di ripubblicizzare l'acqua, gli estensori di questo documento hanno immaginato tre quesiti. E' nostro auspicio che tutte le forze politiche e sociali capiscano l'importanza di mantenere la campagna referendaria prossima unicamente legata al tema altamente simbolico dell'acqua.[...]
    Leggi tutta la relazione introduttiva ai quesiti referendari a:http://www.acquabenecomune.org/IMG/pdf/Relazione_introduttiva_ai_quesiti_referendari.pdf

    [1] A fine 2009 il processo di dismissione e svendita del patrimonio pubblico continuava, nascondendosi dietro lo schema di decreto-delegato relativo al federalismo demaniale.
    [2] Le diverse esperienze privatistiche di gestione dell'acqua degli ultimi anni hanno dimostrato come esse siano incompatibili con la gestione del bene comune, poiché la finalità riconosciuta alle società commerciali è incompatibile con la gestione del bene comune. Infatti il conseguimento del profitto si basa sulla contrazione dei costi e sull'aumento dei ricavi, e inoltre sull'imputazione degli investimenti sulla tariffa. Questo comporta da un lato l'aumento delle tariffe, dall'altro tagli ai costi del lavoro, con relativa precarizzazione, e della gestione, con conseguente peggioramento della qualità dei servizi. A questo va aggiunta l'interruzione del servizio per gli utenti che non sono in grado di pagare e ai quali non è garantita neanche la quantità minima giornaliera per i bisogni primari.
    [3] Ciò si pone in evidente contrasto con la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che dispone che l'acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale.
    [4] A. Le Strat, Le choix de la gestion publique de l'eau à Paris, relazione presentata a Torino al Convegno: Acqua bene comune: il diritto al futuro, 15 febbraio 2010.
    [5] In nome della riduzione del debito pubblico e del pareggio di bilancio lo Stato italiano ha proceduto all'alienazione di gran parte degli assets che direttamente gestiva; quello dell'acqua è l'esempio più vivo e lampante di come i processi di privatizzazione in Italia siano avvenuti oltre che in dispregio delle tutela che già l'ordinamento giuridico appresta a garanzia dei beni pubblici (come ad esempio avvenuto per la cartolarizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato la cui sdemanializzazione è avvenuta per decreto) anche al di fuori di qualsiasi disegno organico tendente ad esaltare la loro naturale funzione sociale ed economica piuttosto che sfruttare il loro valore di scambio.
    [6] In merito va segnalato il recente rapporto della Corte dei Conti, sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato. Collegio di controllo sulle entrate del 10 febbraio 2010, che ha evidenziato come le privatizzazioni di questi ultimi anni non abbiano portato né un recupero di efficienza, né una riduzione dei costi. Le utilities privatizzate: acqua, energia, tlc, autostrade devono i loro profitti soprattutto all'aumento delle tariffe, ben più alte in Italia che nel resto d'Europa.
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    4) Quesito referendario n. 1Fermare la privatizzazione dell'acqua (Abrogazione dell'art.23 bis L. 133/08) _________________________________________________________

    Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l'art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
    Si tratta dell'ultima normativa approvata dall'attuale Governo Berlusconi.Al netto delle deroghe successivamente introdotte, la norma disciplina l'affidamento della gestione del servizio idrico, del servizio raccolta e smaltimento rifiuti e del trasporto pubblico locale. Essa stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l'affidamento a soggetti privati attraverso gara o l'affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all'interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga, per situazioni eccezionali che, a causa di caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfoligiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. Deroga che deve essere supportata da un'adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell'Antitrust. Con questa norma, dando per salvaguardate le attuali gestioni già affidate a soggetti privati o a società miste, si vuole mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%.La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l'affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. Promuovere l'abrogazione dell'art. 23 bis della Legge n. 166/2009 significa contrastare direttamente l'accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
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    5) Quesito referendario n. 2Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell'art. 150 del D.lgs 152/06) _________________________________________________________

    Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l'art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell'Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
    L'articolo che viene sottoposto ad abrogazione richiama espressamente l'art. 113 del D. Lgs. n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali), disciplinando, come uniche forme societarie possibili per l'affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. Se attraverso il primo quesito si vuole contrastare la privatizzazione imposta dall'attuale Governo Berlusconi, con questo secondo quesito ci si propongono ulteriori obiettivi.Il primo è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell'acqua; infatti l'art 23 bis (primo quesito) non riguarda nello specifico il solo settore idrico. Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell'art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico). Poiché l'obiettivo del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, e della coalizione ancor più ampia che si è costituita per avviare il percorso referendario, è sempre stato l'ottenimento della ripubblicizzazione dell'acqua, ovvero della sua gestione attraverso enti di diritto pubblico partecipati dalle comunità locali, l'abrogazione dell'articolo di cui al presente quesito non consentirebbe più il ricorso all'affidamento della gestione a società di capitali. Infine, va ulteriormente rimarcato come la mera abrogazione dell'art. 23 bis non provocherebbe alcun sostanziale cambiamento concreto per tutta quella parte di popolazione (metà del Paese), che già oggi e da tempo ha visto il proprio servizio idrico integrato affidato a società a capitale interamente privato o a società a capitale misto pubblico-privato.
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    6) Quesito referendario n. 3Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell'art. 154 del D.lgs 152/06)_________________________________________________________

    Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l'art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell'Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell'adeguata remunerazione del capitale investito.
    Si tratta in questo caso di abrogare poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di forte e sostanziale concretezza. Perché la norma che si vorrebbe abrogare è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall'altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore.Abrogando questa parte dell'articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il "cavallo di Troia" che, introdotto dalla Legge n. 36/94 (Legge Galli), ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l'espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.
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    7) La raccolta delle firme sarà un grande momento di azione politica collettivaDepositati in Cassazione i quesiti referendari per l'acqua pubblica _________________________________________________________
    Sono stati depositati stamattina presso la Corte di Cassazione di Roma i quesiti per i tre referendum che chiedono l'abrogazione di tutte le norme che hanno aperto le porte della gestione dell'acqua ai privati e fatto della risorsa bene comune per eccellenza una merce.
    La raccolta delle 500 mila firme necessarie per l'ammissione dei referendum inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data simbolo per quella che il Forum dei Movimenti per l'Acqua intende come la Liberazione dell'acqua dalle logiche di profitto.
    "Se il governo crede di aver chiuso la partita dovrà ricredersi, - ha detto Marco Bersani dei Forum Movimenti per l'Acqua durante l'affollata conferenza stampa - la coalizione che appoggia i referendum è la più ampia aggregazione formale di movimenti, associazioni laiche e cattoliche, forze politiche e sindacali che si sia mai riunita intorno a un tema simile. Queste forze ci porteranno a raccogliere le firme, approvare i referendum e votare tre sì per l'acqua pubblica.
    Presenti alla conferenza stampa anche Padre Alex Zanotelli e tre dei costituzionalisti che hanno redatto i quesiti referendari: Stefano Rodotà, Gianni Ferrara e Alberto Lucarelli.
    "Il mezzo referendario - ha sottolineato Rodotà - è lo strumento per rimettere in moto la politica in questo periodo di grande disaffezione, la raccolta delle firme sarà un grande momento di azione politica collettiva".
    Secondo Alex Zanotelli chi pagherebbe di più dalla privatizzazione dell'acqua sarebbero i poveri, "la nostra vittoria servirà non solo nel panorama italiano ma darà anche una scossa all'Unione Europea. Se Parigi ha ripubblicizzato l'acqua, se nelle Costituzioni di Bolivia e Uruguay l'acqua è definito bene comune non mercificabile, possiamo farcela anche noi".
    A chi chiedeva una risposta al Ministro Ronchi che più volte, anche in questi giorni, ha screditato i promotori dei referendum accusandoli di veicolare messaggi menzogneri sulla sua legge, Marco Bersani ha risposto con una sfida al Ministro: "Scelga lui il luogo e l'ora, noi siamo disponibili ad un confronto, dati alla mano, sugli effetti della suo decreto e dell'apertura ai privati della gestione dell'acqua nel nostro paese".

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    8) Chi siamo_________________________________________________________
    In Italia l'importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l'acqua il paradigma di un altro modello di società.
    Da diversi anni, infatti, sono attive nei territori decine di vertenze aperte da cittadini, lavoratori ed anche Amministratori Locali che sono portatrici di un'esigenza comune e condivisa, cioè la necessità di una svolta radicale rispetto alle politiche liberiste che hanno fatto dell'acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione, provocando dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia.  Nel luglio 2005, diverse realtà sociali hanno deciso di ritrovarsi per rendere più incisive le reciproche lotte in difesa dell'acqua come bene comune. E' apparso a tutti chiaro come fosse decisivo far diventare l'acqua una vertenza nazionale, comunemente condivisa e costruita in forma partecipata. Sono nati così cinque incontri nazionali itineranti che, attraverso Cecina (Luglio 2005), Firenze (Settembre 2005), Roma (Ottobre 2005), Napoli (Dicembre 2005) e Pescara (Gennaio 2006) hanno portato all'effettuazione del 1° Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua http://www.acquabenecomune.org/spip.php'rubrique254, che si è tenuto a Roma dal 10 al 12 marzo 2006 durante il quale più di seicento partecipanti, rappresentanti di reti associative e sindacali nazionali e di realtà territoriali di movimento si sono confrontati, hanno approfondito le analisi, hanno messo in comune saperi e pratiche di mobilitazione. Soprattutto hanno condiviso la necessità di cambiare radicalmente il quadro normativo esistente attraverso una proposta di legge d'iniziativa popolare i cui obiettivi sono: la tutela della risorsa e della sua qualità, la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e la gestione dello stesso mediante strumenti di democrazia partecipativa. Il testo, che porta come titolo /'Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico'http://www.acquabenecomune.org/spip.php'article=211, è stato sottoposto alla discussione collettiva e definitivamente approvato nell'assemblea nazionale del 7 ottobre 2006 a Firenze e per i primi sei mesi del 2007 è stato al centro di una campagna nazionale di raccolta firme in tutto il Paese.
    Sull'onda di tale straordinaria raccolta firme (406.626) in ogni angolo del Paese sono fiorite iniziative sul tema dell'acqua e sono sorti nuovi comitati, si sono attivate nuove energie. Ad oggi al Forum Italiano aderiscono oltre 80 reti nazionali e più di 1.000 realtà territoriali e centinaia di Enti Locali.

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