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5 ottobre 2006 - Consiglio REES Marche
Fonte: Redazione Rees Marche

DOCUMENTO PROGRAMMATICO

della Rete di Economia Etica e Solidale delle Marche

PARTE PRIMA

DEFINIZIONE, VALORI E PRINCIPI DELL'ECONOMIA ETICA E SOLIDALE

Scopo del documento

Il presente documento ha come scopo la costituzione di una Rete regionale dell'Economia Solidale, intesa come un tassello che vuol inserirsi, in modo attivo, in un più ampio progetto di graduale sviluppo dell'Economia Solidale a livello nazionale e mondiale.

 

Concetto di Economia Etica e Solidale  

Nel presente documento, per Economia Solidale, o Economia Etica, o Economia Etica e Solidale, si intende un nuovo modello di funzionamento dell'economia, un nuovo sistema economico e sociale, orientato al bene comune, alternativo a quello attuale (capitalismo neoliberista) e, rispetto ad esso, operante secondo nuovi principi e valori.

 

Valori di riferimento

L'orizzonte di riferimento per la costruzione del sistema dell'Economia Solidale e per la definizione e realizzazione dei suoi principi sono i grandi valori universali che guidano l'evoluzione positiva complessiva dell'umanità: l'amore, la verità, la libertà, l'armonia, la pace, la giustizia e tutti gli altri grandi valori universali.

Questi valori sono posti al centro del progetto, come punto di riferimento e di orientamento per l'evoluzione a lungo termine delle persone e del loro sistema sociale di convivenza.

 

Principi dell'Economia Solidale

 I principi di riferimento per l'Economia Solidale sono i seguenti:

  • Equità, per dare vita ad un modello economico che garantisca a tutti i beni basilari della vita (cibo, vestiario, abitazione, salute, educazione, lavoro, assistenza nella vecchiaia) e che non generi sproporzioni di reddito fra individui e nazioni, ma tenda alla progressiva riduzione degli squilibri economici. Ciò significa anche favorire una tipologia di impresa in cui gli utili abbiamo una destinazione sociale e non semplicemente individuale.
  • Solidarietà, per basare il sistema economico sulla collaborazione e sulla cooperazione, sulla partecipazione e sulla corresponsabilizzazione, sulla coltivazione prioritaria del bene comune e sulla valorizzazione di tutte le persone e capacità, anche quelle che verrebbero emarginate dall'attuale sistema economico competitivo.
  •  Ecologia, intesa come:
  • -         rispetto per tutte le forme di vita sulla terra;
  • -         attenzione per le condizioni in cui il pianeta verrà lasciato alle generazioni successive;
  • -         considerazione della terra, dell'acqua, dell'aria e dell'ambiente come preziosi beni comuni dell'umanità e limitazione del loro inquinamento in relazione alla loro capacità  di rigenerarsi;
  • -         sostenibilità ecologica e ambientale delle attività economiche
  • -         priorità all'uso di energie non inquinanti e rinnovabili;
  • -         attuazione delle pratiche di agricoltura biologica e biodinamica e di permacultura;
  • -         attenzione verso la destinazione di tutti i materiali, le sostanze e i macchinari usati o dismessi (riciclo, trasformazione, immissione non nociva nell'ambiente);
  • -         salvaguardia della biodiversità (piante ed animali autoctoni esistenti);
  • -         massima precauzione nei riguardi delle tecniche di manipolazione genetica e rifiuto dell'immissione nell'ambiente pubblico di microrganismi vegetali o animali geneticamente modificati (O.G.M.);
  • -         attenzione e cura verso la bellezza e l'armonia dell'ambiente naturale e dei luoghi di abitazione e lavoro, intese sia in senso estetico che ecologico.
  • Rispetto e valorizzazione delle persone, per considerare anche nel processo produttivo tutti i lavoratori coinvolti di pari dignità e per garantire sane ed eque condizioni di lavoro.
  • Partecipazione e responsabilità, per consentire a tutti, all'interno delle aziende, di elaborare proposte di miglioramento del sistema produttivo o dei beni e servizi prodotti,  e per sviluppare una presa di responsabilità diffusa, insieme a possibilità formative e di rotazione.
  • Sviluppo solidale dell'economia, inteso anche come:
  • -         valorizzazione dell'economia locale, per un maggiore sviluppo dell'economia locale ed una maggiore distribuzione delle produzioni fra città e campagna e fra territori vicini, con conseguente riduzione dei trasporti e limitazione degli squilibri di reddito fra zone; per la valorizzazione e la cura di tutti i territori e gli ambienti e per la trasmissione delle conoscenze tecniche e produttive fra le zone;
  • -         globalizzazione solidale dell'economia, per evitare che l'economia locale si chiuda in se stessa, ma che anzi sia parte di un più ampio sistema provinciale, regionale,  nazionale e mondiale, poiché molti prodotti e servizi escono dalla competenza specifica dell'ambito locale;
  • -         collegamento solidale in rete, per costituire e rafforzare una rete di Economia Solidale in cui le singole aziende e le strutture economiche inseriscono il loro operare.
  • Benvivere conviviale, per superare le aberrazioni dell'attuale sistema sociale ed economico basato sulla lotta di tutti contro tutti, l'accelerazione dei tempi di lavoro e di vita, l'iperproduzione ed il conseguente indotto bisogno di consumismo, la concentrazione di ricchezze e potere immensi nelle mani di pochi, la subalternità di intere nazioni e continenti, lo sfruttamento ambientale. Benvivere conviviale, inteso come nuovo stile di vita con al centro i valori, le relazioni, la sobrietà dei consumi, il rispetto dell'ambiente, la partecipazione attiva dei cittadini ai processi politici ed economici, che permetta di instaurare un nuovo sistema di decrescita felice.

 

 

PARTE SECONDA

VERSO IL NUOVO SISTEMA

 

Metodo della nonviolenza

Il nuovo modello economico solidale si realizza in modo nonviolento attivo[1], attraverso la promozione, la costruzione ed il progressivo ampliamento di un sistema di gestione dell'economia, parallelo al sistema vigente, con esso interagente, ma ad esso alternativo. La creazione di tale nuovo sistema economico è di tipo nonviolento, in quanto avviene attraverso la libera adesione di tutti coloro che ne condividono i principi, i valori e le pratiche solidali volte al bene comune, collaborando direttamente alla sua realizzazione e gestione. E' di tipo nonviolento anche perché si avvale delle pratiche della democrazia partecipativa (come ad esempio referendum e proposte di legge ad iniziativa popolare), per incidere sulla legislazione vigente.

 

Settori produttivi e associativi di riferimento

I primi settori produttivi e associativi interessati allo sviluppo dell'Economia Solidale si individuano fra quelli che già hanno fatto scelte in questa direzione affermando e realizzando, almeno in parte, i suoi principi. Si evidenziano, in particolare: commercio equo e solidale, agricoltura biologica, finanza etica, cooperazione internazionale, movimento cooperativo, gruppi di acquisto solidale, bilanci di giustizia ed esperienze varie di consumo critico, associazioni ambientaliste, esperienze di monete alternative, imprese ed associazioni di vari settori produttivi ecologici e/o etici (bioedilizia, bioarchitettura, energie rinnovabili, detergenza e cosmesi ecologiche, produzioni di tessuti ecologici, gestione ecologica dei rifiuti, esperienze di riciclo e riuso, turismo sostenibile, artigianato artistico, medicine olistiche, assicurazioni etiche, telefonia etica, software open source, agenzie di informazione alternativa).

 

Coinvolgimento di altri soggetti interessati

Ai settori naturalmente interessati al progetto dell'Economia Solidale di cui sopra, si aggiungono anche altri soggetti (individui, imprese, enti, associazioni, organizzazioni) ispirati da motivazioni solidaristiche ed etiche di rinnovamento e miglioramento della vita sociale sulla terra. Le stesse iniziative che verranno attivate dalla Rete (come ad esempio marchi etici, circuiti di monete locali, centri di economia solidale, nuovi strumenti finanziari e di consumo), potranno favorire lo spostamento e la riconversione di molte aziende convenzionali verso il sistema dell'Economia Solidale.

 

Articolazione della Rete di Economia Solidale

La Rete regionale dell'Economia Solidale sarà formata da un intrecciarsi di vari livelli territoriali (quartieri, comuni, distretti intercomunali, province e regione) e di vari ambiti settoriali[2] presenti nei diversi livelli territoriali. I distretti territoriali della regione avranno rapporti anche con i distretti delle altre regioni, con i quali concorreranno alla formazione della Rete complessiva.

 

Forma organizzativa della Rete

La forma organizzativa associativa sembra la più adeguata agli scopi di costruzione e sviluppo della Rete regionale di Economia Solidale, in quanto totalmente modellabile secondo le specifiche esigenze organizzative e strutturali della Rete stessa.  

La costituzione di un primo adeguato strumento associativo è compito prioritario per la Rete, in quanto essenziale per strutturare e rendere efficace ogni iniziativa di sviluppo dell'Economia Solidale.

 

Ambito culturale e giuridico della rete sociale

E' necessario osservare che un sistema sociale è costituito di tre grandi parti:

1)      la parte della cultura e della spiritualità (sistema scolastico, sistema dei mass-media, letteratura, arte, associazioni culturali di vario genere, fondazioni, gruppi spirituali e religiosi e così via, fino ai singoli individui attivi culturalmente);

2)      la parte dell'economia  (il sistema economico con le sue imprese produttive di beni e servizi nei vari settori, il sistema bancario e finanziario, il sistema monetario, il sistema fiscale, il sistema dei trasporti di merci, il sistema commerciale, la tecnologia produttiva e così via);

3)      la parte delle leggi  (il sistema politico-giuridico-normativo, i partiti politici, il parlamento e le sue istituzioni, le istituzioni regionali e locali, il sistema giudiziario e penale e così via).

Queste tre grandi parti, pur essendo distinte e funzionando con metodi e criteri differenti, formano l'unità del sistema sociale. Per affrontare il compito del rinnovamento di tale sistema è perciò necessario che la Rete di Economia Solidale si occupi contemporaneamente, seppur con metodi differenziati, di tutti e tre i suoi ambiti, in modo innovativo e coerente con i propri principi e valori, per armonizzarli fra loro.

Questa azione complessiva è indispensabile, perché mutando solo una parte del sistema, le altre due sarebbero in grado di riassorbirne i cambiamenti: in particolare, è impensabile dar vita ad un nuovo sistema economico fondato sulla solidarietà se non si evolvono in modo corrispondente la cultura, la spiritualità, i valori di riferimento, le coscienze e l'intero apparato legislativo, a partire prima di tutto dall'interno della Rete.

Da tutto ciò si deduce che la Rete di Economia Solidale dovrà dotarsi gradualmente di strutture che permettano di operare non solo in ambito economico, ma su tutti i tre campi dell'organismo sociale.

 

 

PARTE TERZA

RAPPORTI DELLA RETE E PARTECIPAZIONE

 

I rapporti della Rete di Economia Solidale

Di particolare importanza è il campo dei rapporti della Rete di Economia Solidale con i vari soggetti interagenti con essa. Si individuano, in questa fase, i seguenti rapporti:

  1. con i soggetti associativi più vicini ai suoi principi e valori;
  2. con le istituzioni pubbliche;
  3. con i partiti politici;
  4. con le associazioni sindacali di categoria dei vari rami produttivi.

 

Rapporto con i soggetti associativi vicini

Si intendono le associazioni del commercio equo e solidale, dell'agricoltura biologica, della salvaguardia e miglioramento dell'ambiente, della finanza etica, della cooperazione, della cooperazione internazionale, del consumo critico e così via. Tali soggetti normalmente lavorano nel loro specifico ambito settoriale, senza collegarsi fra loro per collaborare alla costruzione di un modello economico diverso. Con la comparsa della Rete dell'Economia Solidale essi sono chiamati a questo nuovo compito: rappresentano i primi interlocutori naturali, i primi attori in campo ed i proprietari stessi del progetto, partito proprio da soggetti appartenenti a questi settori.

Si evidenziano, a tal proposito, due aspetti:

- i distretti locali dell'Economia Solidale rappresentano l'ambito più naturale in cui i settori di cui sopra possono agire e rafforzarsi tramite il rapporto che viene ad instaurarsi con una molteplicità di soggetti locali diversi;

- la logica della Rete di Economia Solidale contribuisce a risolvere - in prospettiva - le contraddizioni, i compromessi e le difficoltà in cui questi settori vengono a trovarsi, potendone impedire il riassorbimento all'interno del sistema economico convenzionale e rafforzandoli nelle loro attività specifiche.

 

Rapporto con le istituzioni pubbliche

La Rete di Economia Solidale, nascendo a vantaggio di tutta la collettività sociale, auspica la più ampia collaborazione da parte delle istituzioni pubbliche centrali e locali, soprattutto attraverso la legislazione ed i finanziamenti e indipendentemente dal loro orientamento partitico. La Rete cercherà in ogni caso la collaborazione con le istituzioni pubbliche, per il bene delle collettività locali, nei vari livelli territoriali.

In questo campo, si mette in luce un aspetto particolare: gli enti pubblici, secondo le nuove tendenze politiche internazionali, stanno vendendo i beni pubblici o cedendo la loro gestione (dalle reti autostradale, elettrica, energetica, telefonica alle reti idriche, dai beni demaniali - costituiti da edifici e terreni locali - alle scuole ed alla sanità, fino alla gestione del ciclo dei rifiuti) a grandi gruppi di interesse privato, anche multinazionali. La Rete di Economia Solidale condanna con forza tali operazioni, ritenendo che i beni pubblici debbano essere mantenuti nella gestione dell'ente pubblico o, comunque, di strutture non speculative legate al territorio, che curino l'interesse delle comunità territoriali locali ai vari livelli.

 

Rapporto con i partiti politici

La Rete di Economia Solidale, pur rappresentando un progetto di carattere culturale, politico, economico e sociale, non è rappresentata da alcuna forza partitica particolare. La Rete, quindi, nella propria indipendenza di elaborazione teorica, sarà disponibile a collaborare con qualunque forza partitica che voglia assumerne i programmi, anche parzialmente. Si opporrà, invece, all'assunzione strumentale delle tematiche dell'Economia Solidale che ne comportino uno stravolgimento nel contenuto e nella sostanza.

 

Rapporto con le istituzioni sindacali di categoria dei vari rami produttivi

Sono diverse e di più tendenze politiche le organizzazioni sindacali di categoria che rappresentano i vari settori economici (agricoltura, commercio, artigianato, industria, scuola, sanità, lavoratori dei vari settori produttivi e così via). Essendo all'interno di tali settori già iniziata a nascere - e sempre più si svilupperà - la parte etico/solidale, la Rete di Economia Solidale è disponibile a collaborare, per accelerare tale processo, con le varie associazioni sindacali che saranno disponibili ad aprirsi a questo nuovo tipo di economia e a promuoverla al loro interno.

 

Forme di partecipazione alla Rete dell'Economia Solidale

Nel momento in cui l'Associazione dell'Economia Solidale sarà stata attivata, diventerà possibile aderire ad essa a chiunque sia interessato a favorire lo sviluppo di questa nuova forma di economia. La partecipazione attiva avverrà principalmente nei gruppi settoriali e all'interno dei gruppi locali e delle altre strutture e organismi a cui l'associazione darà vita.

 

 

 

 


[1] Nel voler realizzare un nuovo modello economico tramite la nonviolenza attiva si hanno due casi più significativi: 

a)       all'interno di un sistema politico democratico, il cambiamento viene perseguito attraverso l'azione culturale e di coscientizzazione, il voto e, soprattutto, attraverso l'esempio diretto di costruzione di un nuovo tipo di pratiche economiche e di rapporti sociali;

b)       all'interno di un sistema autoritario, non volendo ricorrere alla violenza e non intendendo, tuttavia, subire l'ingiustizia, ci si oppone ad essa con pratiche di nonviolenza attiva di tipo ghandiano (boicottaggio degli acquisti, boicottaggio delle leggi ingiuste, obiezione fiscale, resistenza passiva, appello alla coscienza, sciopero della fame, ecc).

Molti casi reali rappresentano tuttavia una combinazione di queste due condizioni, anche perché spesso la democrazia è - in parte - solo apparente e formale, a causa del dominio finanziario e culturale di alcuni su altri, con asservimento più o meno marcato della politica, della ricerca, dei mass media e delle intelligenze umane agli interessi del ceto egemone.

[2] Per ambiti settoriali si intendono in questo caso le diverse ramificazioni dell'economia (agricoltura, artigianato e industria dei vari indirizzi, trasporti, edilizia, commercio, educazione, sanità, ricerca, produzioni artistiche, servizi, ecc.).

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