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Conferma che gli Ogm minacciano la sovranità alimentare

Avvocato generale dell’Ue: anche i prodotti contaminati accidentalmente da Ogm necessitano autorizzazione
14 febbraio 2011 - Redazione Rees Marche
Fonte: COMUNICATI STAMPA SLOW FOOD - 09 febbraio 2011

Avvocato generale dell’Ue: anche i prodotti contaminati accidentalmente da Ogm necessitano autorizzazione .  

«Se un miele contiene polline proveniente da un mais gm, prima di essere immesso sul mercato deve ricevere l'autorizzazione, come prevede il regolamento per gli alimenti contenenti organismi geneticamente modificati destinati all'alimentazione umana». E’ quanto sottolinea l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Ue, Yves Bot nelle conclusioni relative un caso di contaminazione accidentale da organismi geneticamente modificati.
Il bavarese Karl Heinz Bablok produce miele in prossimità di terreni in cui è stato seminato a scopo di ricerca mais Mon810. Dopo una verifica, l’apicoltore tedesco ha riscontrato tracce di Ogm anche nel miele, avviando così un’azione giudiziaria contro la Baviera, poiché la presenza del Mon810 potrebbe impedire la commercializzazione del suo prodotto.
L’avvocato UE, davanti alla Corte di Giustizia europea, ha concluso che è da ritenersi Ogm il miele che ha incorporato il polline del mais Mon810. In questo modo, anche se la contaminazione è minima e accidentale, il miele deve essere soggetto ad autorizzazione per l’immissione in commercio. Queste conclusioni non vincolano la Corte Ue nella sentenza che sarà emessa nei prossimi mesi, ma nella maggior parte dei casi i giudici seguono le indicazioni dell’avvocato generale.

«Il pronunciamento dell’Avvocato generale dell’UE ci ha permesso di venire a conoscenza di questa vicenda che conferma tutti i dubbi e le perplessità che da anni esprimiamo in material di Ogm» commenta il Presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese. «Il Dna e le proteine geneticamente modificate non si fermano al mais autorizzato per la coltivazione (ma non per l’alimentazione umana) e si ritrovano più avanti nella catena alimentare. Chi coltiva Ogm contamina anche altre produzioni, mette a rischio le filiere che vogliono essere Ogm-free e la stessa sovranità alimentare».
Continua Burdese: «Questo pronunciamento è molto importante perchè costituisce un precedente e allo stesso tempo evidenzia le gravi responsabilità che stanno in capo a chi decide di coltivare Ogm: chi pagherà ora il miele che il signor Bablok non può vendere perchè non autorizzato? La responsabilità sarà, come sarebbe logico, di chi ha coltivato, oppure il danno ricadrà sull’incolpevole apicoltore?»
«Gli Ogm continuano a presentare più problemi che soluzioni e confermano ogni giorno di essere una tecnologia che non funziona, non serve ed è decisamente da abbandonare per puntare su altre, più efficienti e utili biotecnologie».


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