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Ogm : la coesistenza è impossibile

Polline contaminato da ogm in Germania, dove nel 1998 un apicoltore aveva fatto causa al Land della Baviera dove era stato piantato il mais che gli aveva inquinato le sue arnie.
15 febbraio 2011 - Redazione Rees Marche
Fonte: aamterranuova.it/ - 14 febbraio 2011

Polline contaminato da ogm in Germania, dove nel 1998 un apicoltore aveva fatto causa al Land della Baviera dove era stato piantato il mais che gli aveva inquinato le sue arnie. Ora è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia Ue: quel miele richiede un'apposita autorizzazione per essere commercializzato.

La conclusione: la coesistenza è impossibile.

"La presenza involontaria nel miele, anche in minime quantità, di polline della varietà di mais 'Mon810' ha per conseguenza che tale miele dev'essere soggetto ad un'autorizzazione all'immissione in commercio", perchè diventa comunque 'modificato'. Lo ha stabilito l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea, Yves Bot. Come spiega nelle sue motivazioni della decisione, "il fatto che il polline di cui trattasi provenga da un ogm autorizzato all'emissione deliberata nell'ambiente e la circostanza che taluni altri prodotti derivati da tale ogm possono essere legalmente commercializzati come prodotti alimentari, non sono determinanti in quanto il miele che contiene tale polline non è stato oggetto di autorizzazione" conformemente al regolamento in vigore. La decisione riguarda la causa tra l'apicoltore Karl Heinz Bablock e la Freeistaat Bayern. Nel 1998, ricorda l'organismo di giustizia Ue, la Monsanto ha ottenuto un'autorizzazione all'immissione in commercio del mais geneticamente modificato della linea 'Mon810'. Il Freistaat Bayern (Land della Baviera, Germania) è proprietario di diversi terreni sui quali negli ultimi anni è stato piantato a scopi di ricerca il mais 'Mon810'. Nel 2005, in un campione di polline di mais raccolto da Bablok in alveari posti a una distanza di 500 metri dai terreni del Freistaat Bayern, "è stata riscontrata la presenza, da un lato, di dna di 'Mon810', e dall'altro, di proteine geneticamente modificate". Inoltre, anche il miele di Bablok presentava in alcuni campioni, "modesti" quantitativi di dna di 'Mon810'. Ciò ha indotto Bablok ad avviare procedimenti contro il Land della Baviera davanti alle autorità. L'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea, Yves Bot, ha constatato che "sia il miele in cui è riscontrabile la presenza di polline di mais 'Mon810', sia gli integratori alimentari a base di polline contenenti polline della medesima varietà di mais sono alimenti prodotti a partire da ogm". Tale polline, sostiene Bot, "costituisce un ingrediente, in quanto è utilizzato nel processo di preparazione di tali prodotti apicoli e i prodotti finiti ne contengono a loro volta tracce". Nell'ambito della causa tra Bablock e il Land della Baviera l'avvocato generale della Corte di giustizia Ue precisa che "un alimento che contiene materiale di una varietà vegetale geneticamente modificata deve sempre essere qualificato come prodotto a partire da ogm", e questo "indipendentemente dal fatto che tale materiale sia stato incluso intenzionalmente o meno in detto alimento". Infatti, spiega Bot, "il rischio che un alimento geneticamente modificato può comportare per la salute umana prescinde dalla consapevolezza o meno dell'introduzione di tale materiale derivante da una varietà vegetale geneticamente modificata". Quanto stabilito dall'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea "è importante e anche giusto", visto che "anche in Italia gli agricoltori stanno incontrando sempre più problemi". Così Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace, commenta le decisioni di Bot. Il punto è che gli ogm "non siamo in grado di gestirli e controllarli", denuncia l'ambientalista, che torna a ribadire l'importanza di "una moratoria a livello europeo, almeno finchè non verrà rivista in maniera adeguata la normativa" in materia. Quanto all'Italia "il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, dovrebbe attivare la clausola di salvaguardia impedendo la coltivazione" di ogm, perchè, sostiene Ferrario, "se vuole fare davvero il ministro dell'Agricoltura e tutelare cittadini e produttori questo deve fare, altrimenti tutela qualcun altro". Le conclusioni dell'avvocato generale Bot non vincolano la Corte di giustizia Ue, che adesso devono iniziare a deliberare sul caso, ma per Ferrario quanto deciso da Bot "è importante", visto che in ambito comunitario il dibattito è in corso e che "la Commissione europea di Josè Manuel Barroso si sta schierando su posizioni pro-ogm". L'attivista di Greenpeace ammette che "è difficile stabilire quali scenari si aprono", ma certo è che da Lussemburgo (sede della Corte di giustizia Ue) arriva "una buona notizia". Che può rappresentare un inizio, perchè per politiche efficaci e adeguate in tema di ogm "occorre innanzitutto la ristrutturazione dell'Efsa", l'Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma.

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