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Come superare la crisi in Italia e in Europa

La sovranità monetaria è la premessa indispensabile per qualsiasi programma di superamento della crisi, ma da sola non basta.
30 marzo 2013 - Loris Asoli

SOVRANITA' MONETARIA. E' evidente che un primo punto indispensabile, per superare questa crisi, sia la riconquista della sovranità monetaria da parte degli stati, togliendola dalle mani dei banchieri privati. Potrebbe essere una riconquista stato per stato, oppure un riconquista collettiva, “comunitarizzando” la BCE e conservando l'euro come moneta sovrana. Questo fatto consentirebbe di poter far ripartire l'economia e avviarsi verso la piena occupazione. Vanno cambiati passo per passo i trattati UE, sanando dapprima i punti più gravi.

Sovranità monetaria significa che l'emissione del denaro dal nulla sta non solo nel potere delle banche, attraverso l'emissione del debito e altre modalità, ma anche nel potere dello stato, che controlla e tiene a sua disposizione la banca centrale, la prestatrice di ultima istanza, e che può quindi creare denaro dal nulla, con un clic di computer, per risolvere qualsiasi problema. La sovranità monetaria è il basamento su cui può essere costruito tutto il resto. Senza di essa, e permanendo l'attuale politica della BCE, ogni programma riformatore è velleitario perché si scontra con la mancanza di risorse finanziarie e un debito pubblico ormai troppo elevato e ingestibile senza sovranità monetaria. Il solo peso degli interessi è un cappio al collo.

SPENDERE BENE. Altrettanto evidente è che la sovranità monetaria da sola non risolve i problemi. Con le risorse finanziarie la direzione che si imprime all'economia può essere sia positiva che negativa. Con la sovranità monetaria può ripartire il più bieco capitalismo, ancora accompagnato dal capitalismo finanziario speculativo parassitario, anche se maggiormente sotto controllo. Può ripartire ancora più alla grande la distruzione dell'ambiente; può ripartire la sovrapproduzione di alcuni settori o la gonfiatura degli apparati pubblici e delle tasse conseguenti, possono ripartire con maggiore baldanza mafie e guerre planetarie per le risorse e il potere. Possono continuare ancor meglio i meccanismi conflittuali e distruttivi del mercato competitivo, in cui “la tua morte è la mia vita”, invece di una nuova economia collaborativa. Del tutto essenziale sarà come il denaro creato dal nulla verrà speso e che direzioni imprimerà all'economia, alla produzione, alla cultura.

VINCOLO AMBIENTALE Per primo devono essere del tutto disincentivate e persino proibite le attività che peggiorano l'ambiente. Non ha senso segare il ramo su cui siamo seduti! Devono al contrario essere incentivate tutte quelle attività che portano un miglioramento all'ambiente...e ce ne sono tantissime, legate alle molteplici modalità di cure, vitali ed estetiche, dell'ambiente e del territorio e al riciclo e riutilizzo dei prodotti.

VINCOLO ENERGETICO. Le risorse energetiche non rinnovabili vanno in esaurimento, perciò la ricerca nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico e la crescita produttiva in questi due settori hanno una grande priorità.

VINCOLO OCCUPAZIONALE. Il lavoro è un diritto. Il denaro creato attraverso la sovranità monetaria deve essere orientato in primo luogo a creare la piena occupazione, nei settori produttivi virtuosi.

SCELTA DEI SETTORI PRODUTTIVI. Non bisogna incentivare ciò che può andare in sovrapproduzione. Esigenze del consumo e produzione devono essere strettamente collegate e in costante comunicazione fra loro. Va prodotto ciò che manca o è carente, ciò che serve, che è richiesto e che è buono produrre, per il benvivere di tutti: qualità del cibo e dell'agricoltura, cura della biodiversità, formazione scolastica, umanistica e tecnica, delle nuove generazioni, ricerca in tutti i settori, per migliorare la vita sulla terra, arti in tutte le loro espressioni, valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico del passato, riqualificazione del patrimonio edilizio, assistenza agli anziani, servizi sociali, cooperazione internazionale, prevenzione delle malattie, miglioramento tecnico, estetico, ecologico, di tutti i settori produttivi di beni e servizi, riattivazione di settori produttivi distrutti dalla globalizzazione finanziaria. Avremmo tutte le possibilità e potenzialità di creare un autentico paradiso in terra, invece di tenere disoccupate le forze migliori dei nostri giovani. Oltre che di lavorare tutti avremmo la possibilità di lavorare discretamente meno delle 40 ore attuali e di curare di più le relazioni e la democrazia diretta.

RIDUZIONE DEGLI APPARATI IMPTRODUTTIVI. Per anni lo stato ha speso troppo per gonfiare i propri apparati non legati a una gestione imprenditoriale dei servizi. Se l'apparato produttivo di beni e servizi deve sostenere un peso troppo alto di persone improduttive di tali beni, sarà costretto a tenere bassa la qualità dei prodotti e servizi stessi, né potrà occuparsi dell'ecologia dei processi, della durabilità, dell'estetica e di tutti gli aspetti positivi che si potrebbero aggiungere alle produzioni.

RIDUZIONE DELLE DIFFERENZE SOCIALI. Occorre porre un limite legale verso il basso al salario minimo ed uno verso l'alto a quello massimo. La forbice fra i due non dovrebbe essere così eccessiva come è attualmente. Anche i redditi da altre fonti non dovrebbero arrivare a produrre enormi concentrazioni di denaro e potere in poche mani.

CAMBIO DI MODELLO PRODUTTIVO. Anche tutte le misure di cui sopra non sono sufficienti ad un vero cambio di civiltà. E' il modello produttivo di base da cambiare. Ora le produzioni vengono attivate per un astratto mercato al quale ognuno che ha un'idea produttiva, si rivolge in competizione conflittuale con tutti gli altri, per lo scopo del profitto. Si tratta sostanzialmente di una economia di guerra che non fa sconti a nessuno, né alle persone coinvolte, né ai prodotti e servizi generati, né all'ambiente. Occorre invece un economia collaborativa e comunitaria, in cui le iniziative economiche vengano attivate su accordo di tutti i soggetti coinvolti: gli ideatori, i lavoratori, i finanziatori, i fruitori dei beni e servizi che vengono proposti e la comunità territoriale in cui si inserisce la produzione.

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