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Nuovo Decreto Ogm

Finalmente il governo si è espresso dopo il parere contrario di tutte le regioni e la mozione unitaria di Camera e Senato. E' davvero un successo tutto questo?
Una breve rassegna stampa su questa notizia
13 luglio 2013 - Redazione Rees Marche

 

Finalmente il governo si è espresso dopo il parere contrario di tutte le regioni e la mozione unitaria di Camera e Senato.

In realtà, al di là delle dichiarazioni e dei decreti che sembrano successi e che poi finiscono sempre per nascondere sorprese, cose gravi come sono successe ora in Italia non erano mai successe.
Sono stati seminati 100.000 ettari di mais transgenico; inoltre sono stati inquinati appositamente con alcune sementi transgeniche altre centinaia di campi a mais tradizionale
Fidenato ha seminato bellamente mais OGM con manifestazione pubblica, davanti alle autorità, senza che nessuno abbia mosso un dito.
I favorevoli seminano di tutto senza fregarsene di cosa dicono il governo e la popolazione e nessuno di fatto si oppone, mentre andrebbero messi in galera.  La mafia OGM, opportunamente ben foraggiata, se ne frega dello stato e dei cittadini, soprattutto di uno stato così debole e infiltrato di interessi di ogni genere

Leggete per esempio questa:
http://www.movimentolibertario.com/2013/07/e-ora-semineremo-fragola-pesce-e-pomodoro-pollo-ci-vediamo-fra-due-settimane/

Da fare attenzione inoltre a questi passaggi nei vari articoli sottoriportati:

"decreto che vieta la coltivazione del mais Mon810 in Italia":
quindi intanto lo si può comunque importare e, riferendosi solo al mais Mon810, lascia la porta aperta agli altri OGM.


" La validità del decreto è fino all'adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178/2002 che prevedono, tra l'altro l'adozione di norme per garantire la coesistenza tra varietà tradizionali, biotech e biologiche e comunque per un periodo di massimo diciotto mesi":

quindi il periodo potrà essere anche inferiore ai 18 mesi (siamo comunque nella temporaneità), e le colture OGM potranno coesistere con le altre e si dovra solo decidere come:

"Con misure che dovranno essere adottate dalle Regioni conformemente alla sentenza n. 116 del 2006 della Corte costituzionale, nel quadro di una organica e condivisa disciplina statale che definirà principi comuni al fine di garantire il rispetto della libera concorrenza e della libertà di iniziativa economica, a parità di condizioni sull'intero territorio nazionale."

  E dove sta la clausola di salvaguardia?
Il rischio e che definiranno un nuovo assetto nella materia della coltivazione di Ogm nel nostro Paese a conferma che debbono solo decidere le modalità di coltivazione degli OGM in Italia.


Ora vedremo se almeno il governo fa una ricerca seria sui campi coltivati ad OGM e li fa distruggere,  quelli che sono ancora in campo, perché con tutti quelli seminati negli anni precedenti e raccolti, non può farci più niente e l'inquinamento dei terreni dovuto agli stocchi è irreversibile: le catene geniche anomale entrano nella vita del terreno.
E intanto si sta seminando mais OGM di secondo raccolto (dopo il cereale principale).

E' davvero un successo tutto questo?

Una breve rassegna stampa su questa notizia

Greenpeace, decreto Ogm meglio tardi che mai

Fonte: Ansa.it

ROMA - ''Il tergiversare di questo governo ha permesso la semina di mais Ogm in Friuli, con il rischio di repliche in altre regioni e di una contaminazione inarrestabile. Finalmente il decreto è firmato: ora è necessario procedere alla decontaminazione dei due campi friulani dove è stato seminato mais MON810 della Monsanto il 15 e 16 giugno scorso, a tutela di ambiente e coltivazioni adiacenti''. Lo dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace.

''La petizione lanciata sul sito www.stopogm.org per chiedere al ministro della Salute Lorenzin di firmare il decreto per bloccare le semine Ogm in Friuli ha superato in poco tempo le 57mila firme - prosegue Ferrario - Il traguardo odierno è anche merito di queste persone, che ringraziamo, per aver mostrato con chiarezza che non vogliono rendersi complici della contaminazione causata dagli Ogm''.

Vi sono ''molte buone ragioni per dire no alla coltivazione di Ogm, che sono un attentato alla biodiversità e al sistema agricolo del nostro Paese'' sottolinea Ferrario spiegando che gli Ogm sono una fonte di inquinamento genetico e inevitabilmente contaminano le coltivazioni tradizionali e biologiche con grave danno economico per i coltivatori e perdita di fiducia dei consumatori. Adesso il decreto concede 18 mesi alle Regioni per le misure di coesistenza: Greenpeace vigilerà perché si assumano decisioni in grado di tutelare l'agricoltura, l'ambiente e i consumatori italiani''.

Scegliere gli Ogm, rileva Greenpeace, ''significa mettere in discussione i diritti dei consumatori e delle generazioni che verranno, rischiando di compromettere gli ecosistemi e l'economia agricola italiana. Per questo da anni Greenpeace, insieme alla maggioranza di cittadini e agricoltori italiani, chiede misure di salvaguardia per fermare la contaminazione da Ogm''.

 

 

Ogm - Un decreto vieta la coltivazione del MON810

Fonte: Villaggio Globale.it

Plauso della Cia: «Siamo fermamente convinti che gli Ogm non servono alla nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. La nostra contrarietà non è ideologica. Siamo, infatti, convinti che in Italia ed in Europa è possibile produrre colture libere da biotech, con beneficio per l'ambiente, la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori»

I ministri della Salute, delle Politiche agricole e dell'Ambiente hanno firmato un decreto che vieta la coltivazione del mais Ogm Mon 810 prodotto da Monsanto. La validità del decreto è fino all'adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178/2002 che prevedono, tra l'altro l'adozione di norme per garantire la coesistenza tra varietà tradizionali, biotech e biologiche e comunque per un periodo di massimo diciotto mesi. Si rafforza così la linea contraria al biotech in Italia.

Il presidente della Cia Giuseppe Politi commenta positivamente il provvedimento sottoscritto dai ministri. «L'atto compiuto dai nostri ministri va nella giusta direzione. Infatti, è necessario impedire la coltivazione di Ogm in Italia e il governo deve procedere, rapidamente, all'attivazione della clausola della salvaguardia come richiesto fermamente anche dalle Regioni».
Il presidente della Confederazione italiana agricoltori ha aggiunto: «Siamo fermamente convinti che gli Ogm non servono alla nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. La nostra contrarietà non è ideologica. Siamo, infatti, convinti che in Italia ed in Europa è possibile produrre colture libere da biotech, con beneficio per l'ambiente, la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori».
«D'altra parte, i consumatori italiani - ha rimarcato il presidente della Cia - si sono detti contrari alle manipolazioni genetiche in agricoltura. E questo conferma l'impellente esigenza che l'Italia mantenga il territorio nazionale libero da Ogm, al di là delle decisioni che verranno adottate dall'Unione europea».
«Questo, tuttavia, non significa che la nostra posizione sia oscurantista. Da parte della Cia - ha avvertito Politi - non c'è alcuna preclusione nei confronti della scienza e della ricerca. Il tutto, comunque, deve essere fatto nel pieno rispetto del principio di precauzione e della tutela delle produzioni tipiche dei territori agricoli italiani».

 

 

Ogm: De Girolamo, ok decreto su stop coltivazione mais Mon 810

Fonte: Panorama.it

Roma, 12 lug. (Adnkronos) - I tre ministri dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo, della Salute Beatrice Lorenzin e dell'Ambiente Andrea Orlando hanno firmato il decreto interministeriale che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato appartenente alla varietà MON810 sul territorio italiano. A dare la notizia è il ministro De Girolamo.

 

Il divieto è così in vigore fino all'adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178 del 2002 e comunque per un periodo di massimo diciotto mesi. Il provvedimento sarà immediatamente notificato alla Commissione europea e agli altri 27 Stati membri dell'Unione europea.

 

"Con i ministri Lorenzin e Orlando avevamo preso un impegno preciso sugli Ogm, considerate anche le posizioni unitarie del Parlamento e delle Regioni. Con il decreto che abbiamo firmato oggi vietiamo la sola coltivazione del mais Mon810 in Italia, colmando un vuoto normativo dovuto alle recenti sentenze della Corte di Giustizia europea" spiega De Girolamo in un comunicato. "E' un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguarda l'Italia dall'omologazione - sostiene il ministro -la nostra agricoltura si basa sulla biodiversità, sulla qualità e su queste dobbiamo continuare a puntare, senza avventure che anche dal punto di vista economico non ci vedrebbero competitivi. Il decreto di oggi è solo il primo elemento, quello più urgente, di una serie di ulteriori iniziative, con le quali definiremo un nuovo assetto nella materia della coltivazione di Ogm nel nostro Paese".

 

Il divieto di coltivazione del Mais MON810 è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l'impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011.

 

Il decreto giunge a conclusione della procedura di emergenza attivata dal nostro Governo nell'aprile 2013, - si legge nel comunicato del Mipaaf - ed è giuridicamente sostenuto anche dal precedente provvedimento di divieto di coltivazione di Organismi geneticamente modificati, fondato su analoghe motivazioni, adottato il 16 marzo 2012 dal Governo francese e tuttora in vigore.

 

Le sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione europea, cui l'Italia si conforma, ribadiscono la legittimità di misure di coesistenza che salvaguardino le colture tradizionali e biologiche, e che dovranno essere adottate dalle Regioni conformemente alla sentenza n. 116 del 2006 della Corte costituzionale, nel quadro di una organica e condivisa disciplina statale che definirà principi comuni al fine di garantire il rispetto della libera concorrenza e della libertà di iniziativa economica, a parità di condizioni sull'intero territorio nazionale.

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