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Colpo di stato di banche e governi II

Questo è il titolo di un libro di Luciano Gallino, il cui sottotitolo è “L'attacco alla democrazia in Europa”. Un libro importantissimo per capire cosa c'è sotto l'istituzione europea. Ne riportiamo alcuni brani significativi invitando a comprare e leggere questo libro, edito da Einaudi.
1 novembre 2015 - Redazione Rees Marche

Estratto dal libro di Luciano Gallino



Questo è il titolo di un libro di Luciano Gallino, il cui sottotitolo è “L'attacco alla democrazia in Europa”. Un libro importantissimo per capire cosa c'è sotto l'istituzione europea. Ne riportiamo alcuni brani significativi invitando a comprare e leggere questo libro, edito da Einaudi.



L'articolo 123 del Trattato consolidato dell'UE recita: “Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ed altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto pressi di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali”

Il nodo della questione è che le banche centrali sono state create nei secoli per svolgere soprattutto una funzione: creare il denaro necessario per coprire i disavanzi del bilancio statale, ripagare debiti pubblici giunti a scadenza, finanziare la spesa sociale, promuovere l'occupazione. Alla BCE, caso unico al mondo, tale funzione è preclusa. Pertanto il divieto imposto alla BCE di prestare denaro ai governi, mentre essa ha facoltà di prestare alle banche commerciali in quantità virtualmente illimitate, ha introdotto una grave distorsione nelle politiche economiche dei paesi UE, nonché nelle loro stesse basi costituzionali. La facoltà di creare denaro, uno dei massimi poteri che fondano la sovranità dello Stato, è stata tolta agli stati, però è rimasta quasi per intero alle banche private. Per cui di fronte alla BCE le banche dell'Unione hanno maggiori diritti degli Stati. Se questi hanno bisogno di denaro, debbono rivolgersi ai mercati, ossia alle banche, pagando sui titoli che emettono tassi di interesse che si aggirano in media sul 3-6% (escludendo i 2 estremi della Germania e della Grecia). Invece le banche possono ricevere dalla BCE tutto il denaro che vogliono, pagando un tasso di interesse dell'ordine dell1% o meno, dopodiché mediante l'acquisto di titoli pubblici finanziato con il denaro preso a prestito guadagnano cospicue plusvalenze. Tutto questo dimostra come gli Stati UE abbiano perso una quota cospicua di sovranità democratica già nel momento in cui hanno ratificato il trattato istitutivo dell'Unione, contenente l'articolo che impedisce loro di prendere denaro a prestito dalla loro Banca centrale. (L'Italia per esempio risparmierebbe oggi circa 80 miliardi di interessi all'anno se potesse prendere direttamente il denaro in prestito per il debito pubblico dalla BCE).

Il Trattato sulla stabilità e le varie altre misure comprendenti il iugulatorio Patto fiscale, nonché il Six-pack e numerosi altri documenti del Consiglio europeo e della Commissione, che per brevità qui si tralasciano, sopprimono di fatto una delle funzioni primarie di un Parlamento democratico, ossia il potere di decidere sulle entrate e sulle spese dello Stato. Inoltre accresce in notevole misura i poteri della Commissione, a paragone dei poteri sia del Parlamento europeo sia dei parlamenti nazionali...

Si può aggiungere che l'attacco alla democrazia condotto nella UE a colpi di trattati e direttive è stato facilitato dall'infiltrazione nelle sue istituzioni idi rappresentanti del potere delle grandi società finanziarie e non finanziarie. E' un processo che data da lungo tempo. Alti dirigenti delle une e delle altre vengono reclutati dai governi negli organi direttivi di enti statali, il cui compito consisterebbe nel sorvegliare e regolare le società che essi rappresentano. Non ci sono più soltanto le lobby a premere dall'esterno sulle istituzioni, ha scritto un giurista tedesco: esse sono diventate parte integrante di queste.

Dinanzi ad una simile concatenazione di decisioni e procedure che segnano uno svuotamento sostanziale della democrazia nella UE, un'interpretazione diffusa scorge nelle politiche di austerità dei governi UE un cedimento al potere della finanza...Esistono nondimeno buoni motivi per avanzare un'altra spiegazione, in luogo di quella incentrata sull'errore o sul cedimento dei governi. Essa arriva a concludere che in realtà si è trattato proprio di un colpo di Stato, concretatosi nella espropriazione subitanea e categorica delle prerogative dei cittadini e dei parlamenti, effettuato solidarmente dalle banche e dai governi con la regia del Consiglio europeo e l'appoggio della Troika (Commissione + BCE+ FMI) di Bruxelles. Patti e trattati firmati con eccezionale celerità da un piccolo gruppo di politici, mentre limitano drasticamente i poteri degli Stati in una quantità di settori vitali, dalla protezione sociale alla pubblica amministrazione e alla scuola, detti trattati impongono modifiche costituzionali e piani di rientro dal debito tali da condannare molti Paesi UE, fra cui l'Italia, a decenni di pesante recessione

Al fine di caratterizzare i governanti che hanno partecipato al colpo di Stato, un economista americano ha fatto ricorso alla definizione storica di “utili idioti”, al servizio della finanza. Ma per quanto non sia del tutto impropria, tale definizione non perviene a rendere la reale dimensione politica di quanto è accaduto. Esistono infatti le basi per affermare che i governanti europei non di siano affatto sottomessi allo strapotere della finanza, né che siano stati espropriati dalla finanza dei loro poteri. Si potrebbe piuttosto ipotizzare che abbiano operato come suoi consapevoli e volonterosi rappresentanti. Anzi parrebbe giocoforza riconoscere che i governanti UE siano in maggioranza portatori ed esecutori in sede politica delle dottrine neoliberali fondamentaliste, che per diverse vie hanno già condotto in precedenza, grosso modo a partire dal 1980, ad ampliare a dismisura il peso della finanza sull'economia e sull'intera società. I governanti di questi anni rappresentano quindi le classi dominanti, vi appartengono e ne curano efficacemente gli interessi.

Uno degli obiettivi di fondo del colpo di Stato in questione appare chiaramente essere quello di privatizzare i sistemi europei di protezione sociale, al fine di dirottare verso le imprese e le banche il loro colossale bilancio, smantellando all'uopo lo stato sociale in tutta la UE. Le politiche di austerità adottate dai governi Ue dal 2010 vanno palesemente in tale direzione, in esse il governo Monti del 2011-13 si è distinto per la compunta durezza con cui le ha applicate. Non è certo il solo obiettivo dei medesimi governi: subito dopo si colloca la privatizzazione dei servizi pubblici erogati, oltre che dallo Stato, da Regioni, Province e Comuni. Nondimeno lo smantellamento dello stato sociale, a forza di tagli e privatizzazioni,, che finirà per comportare l'esclusione dai suoi benefici di decine di milioni di persone, appare come un obiettivo prioritario del colpo di Stato.

 

In conclusione i motivi dell'involuzione politica della UE non sono da ricercare soltanto nello strapotere della finanza, della quale la politica, ovvero i politici, sarebbero succubi. I politici sono giunti a rappresentare concordemente entro i governi stessi gli interessi del sistema finanziario internazionale e della classe sociale che ne controlla i gangli vitali. La UE avrà un futuro soltanto se e quando una diversa generazione di politici riuscirà a riportare la finanza alle sue funzioni primarie; funzioni che sono indispensabili per l'economia e la società, a condizione che la finanza sia strutturata e operi in veste di ancella di queste piuttosto che, come avviene oggi, in veste di padrona assoluta.



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